Cerca nel blog

Caricamento in corso...

martedì 1 novembre 2011

BATTLEFIELD 3





Sin dal suo annuncio, Battlefield 3 si è configurato come un eccezionale fenomeno mediatico, attirando a sè le attenzioni dell'intera industria del gaming: non solo per il ritorno di un brand carissimo al pubblico PC, ma anche per la rivoluzione tecnologica promessa da DICE. Tutto questo, senza contare l'ostentata rivalità con il colosso Call of Duty, la quale verrà intenzionalmente lasciata da parte in questa trattazione.
L’inarrestabile marketing messo in moto dal publisher Electronic Arts ha naturalmente creato aspettative altissime attorno al titolo, una cortina di hype con la quale fare i conti non sarà senza dubbio facile.
Prima di passare all'analisi, è bene precisare che la seguente recensione è dedicata espressamente alla sola versione PC del prodotto: date le marcate differenze che la separano dalle conversioni console, a queste ultime riserveremo un'approfondita analisi separata.

Il regno del terrore
La campagna singolo giocatore di Battlefield 3 si ispira chiaramente, per stile narrativo e contenuti, agli stilemi imposti dalla serie Modern Warfare: attraverso gli occhi di diversi militari in servizio in differenti angoli del globo, da Teheran, alle coste del Mar Caspio sino a Parigi, vivremo una crisi globale che vede un terrorista intenzionato a destabilizzare l'ordine mondiale in seguito alla sottrazione di testate nucleari dal suolo russo. Per quanto la maggior parte delle circa sei ore di gioco siano spese in compagnia del Sergente dei Marine Henry “Black” Blackburn e della squadra Misfit, brevi divagazioni interesseranno anche altri personaggi, come la pilota di caccia Jennifer Hawkins e il carrista Jonathan Miller.
La frammentaria narrazione, fatta di brevi missioni legate da un fil rouge non sempre solido, non riesce a mantenere un ritmo adeguato per tutto l’arco della sua durata, alternando momenti di puro intrattenimento (notevolissimo, ad esempio, l’incipit) a interludi meno riusciti.
Dal punto di vista del gameplay si nota l’intenzione di ibridare lo stile tipico della saga Call of Duty con il ritmo carattestico del brand DICE, più lento e ragionato: il risultato è una campagna senza dubbio migliore di quella proposta da Bad Company 2, grazie ad un elevato tasso di spettacolarità delle ambientazioni e a un level design perlopiù ispirato, eppure non priva di difetti.
Il più evidente è senza dubbio un’intelligenza artificiale nemica priva di routine avanzate, poco incline agli accerchiamenti e agli spostamenti sul campo, più portata per una guerra “di posizione”. Non a caso, le unità avversarie sono state dotate di una mira quasi infallibile (già al livello di difficoltà Normale), così da non abbassare eccessivamente il livello di sfida dell’esperienza.
Non manca inoltre qualche momento di evidente inconsapevolezza dell’ambiente circostante da parte delle truppe amiche e nemiche: soprattutto negli spazi più aperti si notano situazioni a volte paradossali, come amici e nemici che tentano di affrontarsi, senza successo, pur trovandosi a pochissima distanza gli uni dagli altri.
L’altro limite è invece legato al design dei livelli e degli script, questi ultimi utilizzati in maniera massiccia e, in certi frangenti, sin troppo evidenti. Gli spawn point dei nemici sono infatti stati collocati troppo a ridosso dell’area entro la quale il giocatore può muoversi. Un difetto di per sé veniale, purtroppo amplificato da un’implementazione di sequenze pre-calcolate a volte davvero grezza: più volte durante l’incedere vi troverete costretti a vedervela con un infinito spawn di nemici, i quali andranno irrimediabilmente a rimpiazzare i commilitoni caduti fino a quando non troverete la chiave di volta, solitamente uno specifico avversario da eliminare o una certa posizione da raggiungere. Un limite senza dubbio diffuso nel genere degli sparatutto militari, di cui tuttavia Battlefield 3 soffre in maniera a tratti esagerata.
La linearità dell’incedere è inoltre assoluta: per quanto le dimensioni di alcuni livelli possano ingannare, il percorso da seguire è sempre uno soltanto. Proprio come ci ricorda uno dei “consigli” visibili durante le schermate di caricamento, il modo migliore di godere della campagna di Battlefield 3 è seguire da vicino la propria squadra, attenersi agli ordini, non uscire mai dal seminato. Senza dubbio una buona metafora della vita di un “vero” militare, ma a volte certi confini si fanno sentire come davvero troppo stretti.
I difetti di cui sopra inficiano solo in parte l’intrattenimento globale, nel complesso positivo grazie alla rapida alternanza di ambientazioni e situazioni tattiche: i momenti migliori della campagna sono quelli in cui si lavora “di squadra” con i compagni, fornendo ad esempio supporto dall’alto ad un team operativo al suolo tramite fucili da cecchino, oppure accerchiando il nemico mentre il resto della squadra attacca frontalmente. E’ un peccato che questa visione credibile delle tattiche militari non sia stata distribuita meglio lungo l’arco della campagna, alternandola a lunghi scontri a fuoco non sempre soddisfacenti.
Ottima la varietà offerta dall’arsenale: grazie alla possibilità di raccogliere le armi nemiche e alla buona dotazione di base (sempre limitata all’arma principale e ad una secondaria) non avrete mai in mano lo stesso ferro per più di pochi minuti. Da segnalare tuttavia che, in seguito al raggiungimento di certi checkpoint, le armi equipaggiate potrebbero cambiare bruscamente, una svista non sempre gradevole.
L’elemento distruttibilità, vero marchio di fabbrica del brand, si fa naturalmente sentire, sia alzando il tasso di spettacolarità di alcuni frangenti, sia rendendo precaria qualunque copertura, anche la più solida.
Ad aggiungere varietà alla formula di gameplay ci pensa l’occasionale utilizzo dei veicoli, nel complesso decisamente marginale ma utile a mantenere alta l’attenzione del giocatore: nello specifico, vi troverete a fare da copilota su un caccia (peccato però non poterlo manovrare direttamente) e alla guida di un carro armato (questa volta con il completo controllo del mezzo).
Dal punto di vista strettamente narrativo, si segnala l’implementazione di brevissime sequenze di lotta corpo a corpo tramite quick time event, efficaci solo all’inizio della campagna, troppo prevedibili invece nella seconda metà. La sceneggiatura, che si dipana attraverso lunghi flashback originati dal racconto del Sergente Blackburn, non presenta particolari sorprese, riuscendo tuttavia a non annoiare.
Pur mostrando il fianco a diversi momenti poco ritmati e ai limiti di gameplay di cui sopra, le sei ore circa scorrono via tutto sommato veloci, lasciando impressi nella memoria soprattutto gli eccezionali scorci di level design e qualche momento particolarmente riuscito. Va da sé che la campagna singolo giocatore di Battlefield 3 non propone nulla di davvero innovativo per il genere, limitandosi a ricalcare uno stile narrativo ormai “alla moda”, ibridandolo con i punti di forza del gameplay tipico di DICE.
La vera forza di Battlefield 3 è infatti da ricercarsi altrove, in quei campi di battaglia massivi cui il titolo, non a caso, si rifà.

Nessun commento:

Posta un commento